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1° MAGGIO: “IL LAVORO CHE CAMBIA HA BISOGNO DI FORMAZIONE”

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Intervista ad Andrea Bignami, Presidente del Fondo Formazienda

D: Presidente Bignami, il 1° maggio si celebrano i lavoratori e il lavoro. Ma di quale lavoro stiamo parlando nel 2026?

Di un lavoro che non assomiglia più a quello di dieci anni fa e che, tra dieci anni, sarà di nuovo irriconoscibile. Questa è la realtà con cui dobbiamo fare i conti. Il 1° maggio ha storicamente celebrato conquiste ottenute attraverso battaglie durissime: dignità, tutele, diritti. Quel patrimonio va difeso. Ma celebrarlo senza interrogarsi su cosa significa “lavorare” oggi sarebbe un esercizio retorico. Le trasformazioni in corso — digitale, ecologica, demografica — stanno ridisegnando profili professionali, competenze richieste, modelli organizzativi. Chi non si aggiorna, rischia di uscire dal mondo produttivo.

D: Formazienda compie diciotto anni quest’anno. Cosa dicono i numeri?

Dicono che la direzione è quella giusta. Oggi contiamo  circa 110.000 imprese aderenti e 750.000 lavoratori coinvolti. Sono numeri che non nascono per caso: nascono dalla fiducia che le aziende, soprattutto le PMI, ripongono in uno strumento che funziona perché è vicino ai loro fabbisogni reali. Negli ultimi 12 mesi, solo con il Fondo Nuove Competenze, terza edizione, abbiamo approvato oltre 700 piani formativi che coinvolgono 43.000 lavoratori. Non sono statistiche: sono persone che acquisiscono strumenti per affrontare il cambiamento invece di subirlo.

D: Cambiamento è la parola chiave. Ma le imprese italiane — le PMI in particolare — riescono davvero a stare al passo?

È la domanda giusta e la risposta onesta è: non abbastanza, non ancora. Le PMI rappresentano l’ossatura produttiva del Paese, ma sono anche quelle con minori risorse da dedicare all’aggiornamento. L’intelligenza artificiale è l’esempio più concreto: le aziende si pongono il problema, ma spesso non hanno le competenze interne per valutare quale soluzione adottare, con quali risorse umane. Per questo Formazienda sta costruendo una serie di interventi specifici e linee di finanziamento dedicate. La formazione non è un lusso: è l’infrastruttura abilitante della competitività.

D: Formazione e competitività: un binomio che si dà per scontato, ma non lo è.

Esatto, e bisogna dirlo con chiarezza. La competitività di un sistema produttivo si misura sulla capacità di innovare, adattarsi, anticipare. Nessuna di queste tre cose è possibile senza capitale umano aggiornato. Il contributo dello 0,30% che le aziende versano e che confluisce nei fondi interprofessionali — oltre un miliardo di euro l’anno a livello nazionale — non è un onere burocratico: è un investimento collettivo sul futuro del lavoro italiano. Il nostro compito è restituirlo alle imprese sotto forma di competenze concrete, misurabili, spendibili.

D: Un messaggio per questo 1° maggio.

Il lavoro degno non si difende solo con le tutele normative — necessarie, ma non sufficienti. Si difende investendo sulle persone, sulla loro capacità di evolvere insieme alle imprese in cui operano. Un lavoratore formato è un lavoratore più libero: libero di scegliere, di adattarsi, di crescere. Questa è la sfida che Formazienda si impegna ogni giorno a raccogliere. Non solo per onorare il passato, ma per costruire il futuro del lavoro.