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MILANO, BORSA ITALIANA
Convegno patrocinato da Regione Lombardia

7 Marzo 2016 |

Un terremoto ha scosso nei mesi scorsi i fondi interprofessionali. Una lettera, inviata dal presidente dell’Anac Raffaele Cantone al Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti, nella quale si sostiene che le risorse gestite dai Fondi interprofessionali sarebbero di natura pubblica e non privata e che pertanto, quando si procede all’affidamento di contratti di formazione professionale, si devono applicare le procedure di aggiudicazione tipiche dei fondi pubblici. Un’interpretazione che ha generato un vero e proprio blocco nel mondo dei fondi, e che solo in parte una conseguente Circolare del Ministero del Lavoro ha attenuato.

Non tutti i fondi, però, hanno reagito in maniera drastica alla lettera dell’Anac, bloccando di fatto la propria attività. Il Fondo Formazienda, ad esempio, ha proseguito il proprio lavoro a pieno regime. Un lavoro che sta dando ottimi frutti, e che ha portato Formazienda ad essere il fondo con il maggior livello di crescita negli ultimi anni.

Delle buone pratiche di Formazienda e delle conseguenze della lettera dell’Anac si è parlato nel recente convegno dal titolo ”Formazione continua: quale futuro tra fondi interprofessionali, agenzia nazionale per il lavoro (ANPAL) e politiche regionali”, tenutosi a Milano, a Palazzo Mezzanotte, e organizzato da Formazienda. Il ruolo di moderatore era affidato al giornalista economico, oggi editorialista de La Stampa, Walter Passerini, una vera autorità nel campo e noto per essere stato, ai tempi in cui lavorava al Corriere, il creatore dell’inserto ”Corriere Lavoro”, primo settimanale italiano dedicato interamente ai temi del lavoro e della formazione. I temi relativi alla condizione attuale dei fondi di formazione sono stati affrontati in maniera molto dettagliata ed esaustiva da un panel di relatori di tutto rispetto: Bruno Caruso (docente di Diritto del Lavoro all’Università di Catania e alla LUISS), Cristian Chizzoli (docente di Marketing all’Università Bocconi), Rossella Spada (direttore del Fondo Formazienda), Michele Pansarella (socio di KPMG) e Cristina Russo (HR manager Danieli & C. Spa).

L’apertura della tavola rotonda da parte di Walter Passerini è stata dedicata alla condizione di ”Cenerentola” in cui purtroppo si trova ancora la formazione aziendale in Italia. «Parliamo molto dell’importanza della formazione permanente», ha detto Passerini, «ma questo rimane per molti versi ancora un discorso teorico. Nella pratica, la formazione degli adulti è scarsa». A questo si aggiunge, secondo Passerini, un problema sistemico, relativo ai diversi centri decisionali in materia di formazione: un problema di dialogo tra centro e Regioni che spesso si muovono su piani differenti (problema che invero riguarda anche molti altri campi). Per il futuro, secondo Passerini i piani su cui muoversi sono due. Da una parte c’è un aspetto di contenuto fondamentale: «Sempre di più si parla di formazione come di un vero e proprio diritto. E questo deve portare lo Stato a trarre le conseguenze, a garantire l’esercizio di questo diritto». Dall’altra l’aspetto più pratico, che chiama proprio in causa i fondi interprofessionali: «I singoli lavoratori sono chiamati a vincere la sfida delle competenze. È una vera e propria battaglia: chi ha le competenze vince. E i fondi sono chiamati a essere parte attiva in questa battaglia».

Il successivo intervento del prof. Bruno Caruso ha poi fatto luce sul tema di scottante attualità per i fondi: la lettera dell’Anac al Ministero del Lavoro. Caruso ha sottolineato la complessità del tema, e l’instabilità per cui «si ha una sorta di pendolo, che a volte porta a considerare preponderante la fattispecie di soggetto di diritto privato dei Fondi, e a volte sposta invece l’attenzione sulla natura di organismo di diritto pubblico». E la lettera dell’Anac è tornata certamente a sottolineare, e in maniera vigorosa, il versante pubblico. Una sorta di forte intervento ”statalizzante” voluto dall’organismo anti-corruzione guidato da Raffaele Cantone, emanazione diretta della volontà del presidente del Consiglio Matteo Renzi. «Pur con il giusto intento di puntare sulla trasparenza, l’Anac commette però l’errore di voler ridurre tutto a una visione pan-pubblicistica», ha sottolineato Caruso. Ci sono poi elementi di merito che rendono contestabile la lettera Anac. Innanzitutto non si tiene conto che «contribuzione obbligatoria», ha ricordato Caruso, «non significa finanziamento pubblico». Ma soprattutto l’aspetto che l’Anac sembra voler ignorare è che i Fondi difficilmente possono essere considerati organismi di diritto pubblico «dal momento che operano in una condizione di quasi-mercato. I Fondi sono soggetti a concorrenza, mentre gli organismi di diritto pubblico operano in regime di monopolio». Senza dimenticare che «non è la gara ad evidenza pubblica che dà la concorrenza perfetta. Spesso le gare riducono l’efficienza dei servizi».

Dettagliatissimo e ricco di numeri e dati è stato poi l’intervento di Cristian Chizzoli, che ha fatto luce sull’evoluzione del mercato dei fondi, e in particolare sul trend di crescita che ha reso Formazienda un vero e proprio caso nazionale nel mondo dei Fondi interprofessionali. «Per il prossimo triennio», ha detto Chizzoli, «è ragionevole attendersi una crescita del mercato coerente con quella registrata nell’ultimo quinquennio. Per il 2017 si prevede un mercato di 1,3 milioni di imprese aderenti, con oltre 11,5 milioni di dipendenti». Il problema è che «la crescita in termini di aziende e dipendenti potrebbe non tradursi in una proporzionale crescita delle risorse, a causa di alcune recenti disposizioni normative». Focus poi sul ”caso” Formazienda: un fondo ad altissimo livello competitivo che «ha raggiunto una quota di mercato nazionale pari al 5,43% in termini di aziende e al 3% in termini di dipendenti» e – che è l’aspetto più significativo – con un «tasso di crescita annuale intorno al 70%». Basti pensare che solo nel 2009 «la quota di mercato era dello 0,38% per le aziende, e lo 0,18% per i dipendenti».

La parola è quindi passata al protagonista di questo caso virtuoso, il fondo Formazienda rappresentato dal direttore Rossella Spada. Su sollecitazione di Passerini, Spada è tornata sull’argomento di attualità della lettera dell’Anac: «Per quanto riguarda Formazienda, devo ammettere che l’impatto della lettera dell’Anac è stato molto relativo. Avendo noi ormai da tempo impostato un atteggiamento molto prudente come nostro modus operandi, non ci sono stati per noi particolari scossoni, come invece si è verificato altrove». Di sicuro però alcune conseguenze nell’attività pratica futura ci saranno. «Ci stiamo già muovendo», ha sottolineato Rossella Spada, «per dare applicazione alle direttive che ci sono arrivate. Procediamo nello stesso modo di sempre, e cioè cercando modelli sempre nuovi di operatività. In particolare ora abbiamo deciso di concentrarci sulla verifica dell’efficacia delle azioni che andiamo a finanziare». Un esempio concreto è quello della formazione nell’ambito della sicurezza sul luogo di lavoro: «Ora studieremo modelli che ci permetteranno di misurare concretamente l’efficacia di questa azione, in termini di maggiore sicurezza e di riduzione degli incidenti in ambito lavorativo».

Molto utili poi le testimonianze di Michele Pansarella, di KPMG, e di Cristina Russo, direttrice delle Risorse umane per il Nord Ovest dell’impresa siderurgica Danieli Spa. Pansarella ha puntato il focus sull’importanza della responsabilità amministrativa in campo alle società: «Le società sono chiamate a implementare le procedure di controllo, attraverso sistemi come i codici etici e gli organi di vigilanza». Pansarella ha d’altronde alle spalle un’esperienza da avvocato penalista, che gli ha permesso di maturare una particolare competenza in questo ambito così delicato, su cui la formazione a livello aziendale deve puntare molto. Cristina Russo, della Danieli Spa, ha dal canto suo spiegato l’importanza della formazione e del rapporto con Formazienda per il gruppo di cui è parte: «Danieli ha una cento anni di storia, e oggi conta 11mila dipendenti. Puntiamo molto sulla formazione, al punto che abbiamo una vera e propria Accademy interna, che collabora con università e scuole superiori di secondo grado». Il rapporto con Formazienda «è iniziato nel 2014, e da allora abbiamo fatto più di 42mila ore di formazione, coinvolgendo 3.500 dipendenti, anche con momenti formativi in aula».

Insomma, un mondo in continua crescita, quello della formazione aziendale, anche e soprattutto grazie all’azione strategica dei fondi paritetici interprofessionali. E l’esempio virtuoso di Formazienda è certamente il segnale più significativo di come il settore può avere uno sviluppo sempre più determinante nel prossimo futuro.